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Diario


13 giugno 2011

La vita è bella perché tutto passa

Arrivederci in un'altra vita. O su un'altra isola incastonata in questo mare.




permalink | inviato da lucianopaolini il 13/6/2011 alle 9:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


12 giugno 2011

Oltre al grado ci vorrebbe il limite

Scriviamo su questi spazi quando abbiamo maturato delle riflessioni che vogliamo condividere, non c’interessa tanto aprire forum o discussioni accese (anzi, la cosa proprio non ci attira), siamo persuasi che i confronti muso a muso servono a poco se non allo spettacolo. Crediamo nella riflessione silente e senza strepiti, siamo convinti che faccia più breccia di tante chiacchiere urlate. Però ci divertiamo molto a seguire quelle trasmissioni che dovrebbero essere di approfondimento, anche se poi non approfondiscono niente; che alzano toni, voci e fumi. Che servono a creare ascolti, pubblicità, profitti, personaggi, eroi, sulla pelle e alla faccia del popolo bue. Ma l’avete mai visto il pubblico di Ballarò? Ogni personaggio politico si porta la claque. Stanno lì seduti composti dietro al loro idolo e applaudono a comando ogni volta che questi dice una parola, anche se dice un’autentica stronzata (come capita puntualmente a Di Pietro, per esempio) sembrano finti. Hanno solo il compito di applaudire più forte degli altri. Che miseria. Ci si diverte stando a casa, ma si prova una pena per quei poveracci. Guardando uno di questi grandi spettacoli di falso approfondimento, ho assistito a una cosa che mi pare curiosa e quantomeno degna di due minuti di riflessione. Alla trasmissione “Quarto Grado”, quella che si occupa di fatti di cronaca e spinge molto il pedale sulla malata morbosità della gente, telefona trafelato il Procuratore Capo di Foggia per dare un’anticipazione clamorosa. Sarebbe stato, infatti, trovato dentro il bagagliaio della macchina del padre, il DNA di una delle due gemelline svizzere scomparse tempo fa. Certo, come notizia è di sicuro interesse, certamente una di quelle anticipazioni con cui vanno a nozze i sensazionalisti televisivi. Ma non sembra che qui le cose si stiano ribaltando? Una volta erano i giornalisti che chiamavano la polizia di fronte a qualche reato, ora è la polizia che chiama i giornalisti per far vedere quanto siano stati bravi. O perché qualcuno dica il loro nome alla tv. La costante finale, però, rimane quasi sempre la stessa: i colpevoli, i responsabili veri non li prendono mai. Vediamo il generale Garofalo manipolare il luminol davanti alle telecamere, accendere lampade speciali, parlare di prove scientifiche inoppugnabili e poi hai sempre la convinzione che si siano fatti fregare (e non è solo una sensazione diffusa). Il Meluzzi e il Picozzi (sembra una coppia comica) a disquisire di deviazioni psichiatriche con fare saccente e illuminato, beccandosi a vicenda per aver pensato una sfumatura sfuggita all’altro. La Palombella rossa a fare dichiarazioni fuori luogo, viste sempre dalla parte sbagliata. Ho la netta impressione che in questo Paese si stia alimentando un circuito malato e che le istituzioni siano oramai totalmente incapaci di fornire un servizio alla collettività. Un circuito mediatico spettacolare buono per creare sensazioni e scandali, foraggiare carriere, arricchire mattatori con pochi scrupoli. Utile a creare mostri in laboratorio ma perfettamente inadeguato a fornire un qualsivoglia servizio.




permalink | inviato da lucianopaolini il 12/6/2011 alle 10:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


11 giugno 2011

La truffa referendaria comincia a vacillare

L’articolo del mio Maestro Marcello Veneziani, oggi comincia così: “Annusato il vento, il Potere è sceso compatto a sostenere i referendum, annunciando che andrà a votare, così vincono i sì. Perché si sa che a votare compatti vanno quelli che votano sì. I contrari non sono così scemi da votare no, aiutando i sì a raggiungere il quorum. Non ci vanno”. Poi, quindi, si sviluppa a dimostrarne (dei referendum) in modo inequivocabile la strumentalità politica con la conclusione finale (o forse l’auspicio) che non andrà alle urne chi crede alla politica fatta di confronto, e non a quella basata su mezzucci meschini, tipici della sinistra italiana e di certi leader, ballerini e farlocchi come Bersani o Di Pietro. Bene, ma a me non sembra che stia andando proprio così. Nonostante si parli di manifestazioni fallimentari, per scarsa partecipazione nelle piazze deputate ai raduni di un pubblico che forse sta realizzando la presa per i fondelli di cui sarebbe vittima se andasse a votare domenica e lunedì, sento da più parti, molte delle quali assai autorevoli, dichiarazioni a favore dell’andata alle urne per votare “no” ai quesiti referendari. Che senso abbia andare a dichiarare una propria contrarietà, sapendo già che questo comporterà automaticamente l’affermazione di chi sta usando quello strumento per raggiungere altri scopi, tutti diversi e tutti contrari all’interesse dei cittadini comuni, io non lo capisco. Questi referendum, così come arrivano al traguardo delle urne, sono una truffa ai danni del Paese, sono sostenuti da forze politiche che perseguono un solo scopo: la caduta del governo e lo sfascio della democrazia. Non puntano ad ottenere nessuno dei risultati a cui recitano di tendere, stanno lì, campati in aria ed autorizzati da magistrature politicizzate solo per far dire domani a questa sinistra pasticciona e senza idee che Berlusconi se ne deve andare. In un’Italia in cui si versano fiumi d’inchiostro per l’uscita dorata di Santoro dalla Rai, piena di personaggi strani che si ergono a parlare in nome e per conto di un popolo sovrano che poi umiliano alla prima occasione, dove nessuno cerca il bene comune ma la notorietà, la fama, il potere e dove si è capaci di usare qualunque mezzo pur di attingere fini diversi da quelli dichiarati, pur di ottenere ricchezze faraoniche (nello stile tipico santoriano) usando la politica, le inchieste e manipolando tutto con strumenti che dovrebbero appartenere alla collettività che li paga attraverso canoni e tasse, ci può stare anche questo: che una parte di società aiuti questa combriccola di furbi parolai, imbonitori, predicatori e pessimi governatori (vedi Vendola nella disastrata Puglia, terra di spreco d’acqua ed energie d’ogni tipo) prestandosi ingenuamente a realizzare i suoi disegni. Non sarebbe la prima volta che ci toccherebbe assistere a spettacoli penosi di auto castrazione. Siamo preparati anche a questo, l’italiano è forte perché non si meraviglia più di niente, è corazzato. Si prepari anche il mio maestro Veneziani.




permalink | inviato da lucianopaolini il 11/6/2011 alle 11:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


10 giugno 2011

Basta sassi nello stagno

In questi giorni appena trascorsi, mi sono molto documentato sui quesiti referendari che dovremo (o non dovremo se non vorremo) votare, domenica e lunedì prossimi. Sono entrato nei meriti quanto più mi fosse possibile, ho seguito ogni genere di trasmissione di approfondimento, su tutte le reti, di destra e di sinistra, antiberlusconiane e non, pubbliche o private che fossero. Come di consueto, mi ritrovo con la sgradevole sensazione di essere, da cittadino, tirato per i capelli all’interno di una truffa prima di tutti ai miei danni. Accade che se vai a vedere di cosa si tratti, scopri, come sempre, che la parte sinistrorsa dello schieramento politico diffonde bugie, alimenta menzogne, spaccia falsità. Getta fumo sugli occhi al solo e unico scopo che gli riempie la vita: infangare, demonizzare, abbattere l’avversario (nemico politico) con ogni mezzo a disposizione. Continua, in pratica, a tentare di ottenere surrettiziamente quello che non riesce a fare politicamente, costringendoti ad assistere a spettacoli penosi, come quello di un Bersani che si rinnega sulla via della possibile vittoria politica, che si rimangia convinzioni e dichiarazioni favorevoli ai quesiti che ora vorrebbe veder cancellati dai cittadini. Insomma, uno dovrebbe non informarsi mai per votare questa sinistra, dovrebbe ignorare, vivere di odio come fanno i suoi sacerdoti, dovrebbe affidarsi alle giravolte tattiche dei suoi capi, spacciare sconfitte per vittorie, mettersi in tasca il santino con la foto di Rosi Bindi e sperare nel miracolo di un qualche Tartaglia di turno che aggiusti la mira. Perché se entri nei contenuti, motivi per stare da quella parte non ne trovi. E questa occasione dei referendum non fa eccezione: le norme sul nucleare sono state già eliminate, sul legittimo impedimento è stata la Consulta a depotenziare e, di fatto, sgonfiare la legge fatta dal parlamento, l’acqua è un bene pubblico che mai potrebbe diventare proprietà di qualcuno, si tratta solo di liberalizzare i servizi pubblici locali, come la gestione delle reti idriche, così come convintamente diceva Bersani qualche mese fa. E allora? E allora aleggia nell’aria una nuova occasione per dare una legnata a Berlusconi attraverso il raggiungimento del quorum e l’abolizione di leggi fatte dalla sua maggioranza (anche se quelle stesse leggi sono state già eliminate), solo questo conta, il resto è fuffa. Per quello che conta, dico che non andrò a votare, augurandomi che facciano altrettanto tutte le persone di buon senso, quelle che hanno a cuore l’interesse pubblico e non la carriera politica di Di Pietro, figli, sodali e soci. Poi, accada quel che deve accadere, ne abbiamo viste talmente tante che non ci stracceremo le vesti per l’ennesima zappata sui piedi, nel caso saremo così audaci da volercela dare. C’è un detto molto evocativo dello stile italiano e ricordarlo mi fa sempre un po’ male, dice così: basta un idiota solo a lanciare in uno stagno un sasso che dieci saggi non riusciranno a riprendere. Ecco, quanti sassi ancora dovremo lanciare nello stagno per continuare a dare linfa alla spregiudicatezza irresponsabile di questa gente?




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9 giugno 2011

La vergogna non viene dal Brasile

La decisione con cui ieri il Brasile decide di non concedere l’estradizione all’assassino Cesare Battisti, con la quale lo libera dal carcere e lo manda in giro come un passerotto delicato e fragile, non è solo uno sgarbo a un Paese democratico e civile quale il nostro, a buona ragione, ritiene di essere, è una vergogna internazionale che però apre (o dovrebbe aprire) al nostro interno una discussione chiara, drammatica, angosciosa su cosa sia la giustizia entro i nostri confini, su come sia ancora adesso percepita altrove, su quale ruolo effettivamente svolgano ed abbiano svolto soggetti pubblici chiamati a fare giustizia e che della giustizia spesso si sono fatti beffe, quando non se ne sono serviti per percorrere opache e pelose carriere politiche. Il discorso è antico e sempre pieno di spine. Un discorso che la nostra classe politica, specialmente quella di sinistra infiltrata dai vari Di Pietro, ha paura di affrontare e risolvere. Quando per i magistrati italiani non è chiaro il confine fra politica e amministrazione della giustizia, quando si fanno strumento di conquista usando la toga e le inchieste giudiziarie sui politici, quando insistono nell’invasione di poteri che non gli appartengono (e questo non avviene da oggi), non ci si può stupire se un altro Paese poi si rifiuta di consegnarci un assassino, conclamato e condannato in tutti i gradi di giudizio, adombrando la possibilità che per lui non ci sia stata serenità di giudizio, che non ci siano stati processi equi, che non ci siano state, e non ci siano adesso, garanzie perfino per la sua vita. Questa decisione presa dal Brasile dovrebbe servire a dare la sveglia a molte coscienze sopite, a molti addormentati nel bosco sereno e favolistico dell’antiberlusconismo militante. Abbiamo problemi che preesistono a Berlusconi e nella giustizia stanno il cuore, la mente, la madre e il padre di tutte le nefandezze perpetrate dalla fine degli anni sessanta ad oggi. Lo scandalo non è che Berlusconi vada a lamentarsi con Obama per l’esistenza di una dittatura giudiziaria che non fa giustizia ma rincorre il potere con tutti i mezzi, di una magistratura che usa le sue armi, proprie e improprie, per consolidare le mani libere su tutto senza mai rischiare di pagare pegno, che saltabecchi da un ruolo all’altro sconfinando nella politica, utilizzando la propaganda spicciola per fare presa sulle coscienze dei più deboli di spirito e d’intelletto. Lo scandalo è che tutto questo esista, che si sappia in tutto il mondo, che sia risaputo al punto da far ritenere ingiusta una sentenza di omicidio e terrorismo, che si preferisca mandare libero l’assassino di quattro persone piuttosto che consegnarlo in certe mani. La fotografia di questo indecoroso scandalo, quella che agli occhi del mondo pone la nostra giustizia su un piano di completa e totale inaffidabilità, l’abbiamo evidente al comune di Napoli. Dove un magistrato demagogo e inconcludente, entrato in quei ranghi solo perché figlio, nipote e pronipote di magistrati, protagonista di inchieste ridicole, infondate e fallimentari, costretto a lasciare la carriera prima di essere sbattuto fuori per indegnità, diventi prima deputato della sinistra e poi Sindaco della città più problematica al mondo. Una fotografia che si arricchisce con l’arrivo in giunta di un altro magistrato da operetta, tale Narducci, che conduce l’inchiesta per camorra contro Cosentino. Quel Cosentino coordinatore del PDL in Campania, una fotografia dove la commistione fra giustizia e politica salta pure agli occhi di un cieco. La fotografia di uno scandalo colossale, impersonato da magistrati che usano la toga in modo spregiudicato, per fare carriere politiche e garantire l’impunità a una categoria d’intoccabili. Quella categoria da più parti definita “ultracasta” e che ha screditato l’Italia nel mondo.




permalink | inviato da lucianopaolini il 9/6/2011 alle 9:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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E la storia non è mica finita, ci sarà materia di dibattito sessuale ancora nei vent'anni a venire, poi tutto passera agli storici. Ma come fa questa gente a non aver ancora capito che al telefono è meglio che non parlino più?
 
http://affaritaliani.libero.it/
politica/santanche_silvio
_malato_bunga_bunga_
continua110611.html#
Scene_1
 
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Non c'è solo un De Benedetti a "Repubblica", ce n'è pure uno a Berlino. E meno male.
http://rassegna.
camera.it/chiosco
_new/pagweb/immagine
Frame.asp?comeFrom=
rassegna&current
Article=1125GX
 
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"Dobbiamo uscire dalla follia nucleare", dice il verde Angelo Bonelli. Ma possibile che al mondo siano tutti folli tranne noi? Non è vero che Paesi europei (Germania, Svizzera) si stiano ritirando dal nucleare. E' esattamente vero il contrario, che nel nucleare ci sono e ci rimangono, per ora. E non è affatto escluso che ci rimangano anche in futuro continuando la ricerca nel settore e il progresso di nuove tecnologie. Ma gli altri Paesi non hanno promotori di referendum in servizio permanente effettivo, non fanno leva su qualunque cosa pur di abbattere i governi legittimi, non menano scandalo se qualcuno dice saggiamente che non si può votare sull'onda emotiva e i cittadini si fidano dei governi che eleggono.
 
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VOTARE AI REFERENDUM ABROGATIVI PREVISTI DALLA COSTITUZIONE ITALIANA NON E' UN DOVERE, MENTRE E' DA CONSIDERARE DIRITTO SACROSANTO DEL CITTADINO, RISPETTOSO DELLE LEGGI, NON RECARSI ALLE URNE, IN QUANTO LA STESSA COSTITUZIONE PREVEDE IL RAGGIUNGIMENTO DI UN QUORUM AI FINI DELLA VALIDITA' DEL VOTO. SIGNOR PRESIDENTE, SI RILEGGA LA COSTITUZIONE OPPURE EVITI DI ESTERNARE QUANDO HA UN VUOTO DI MEMORIA. CON OSSEQUIO, RISPETTO E DEFERENZA.
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“Quel fiore”

Quel fiore così bello, così tenero.. egli non voleva strapparlo.. sbocciava al sole e si apriva al cielo.. Lo voleva curare con gli occhi, col pensiero, col cuore.. Stava li a guardarlo con amore, con rabbia, con tenerezza, con ardore. Lo coltivava con la dolce voce del suo amore e lo Vedeva crescere coltivato dalla sua forza.. Quel fiore così fragile e così forte gli rubava l’anima ma  si consegnava alle sue mani, alle sue cure e si lasciava cullare dolcemente sprigionando “amore”… Amore, amore, amore .. Gioia, letizia ed immenso dolore …

 R.M.

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Eccolo qua, questo è il leader delle tonache rosse, la famigerata organizzazione politica clandestina di derivazione radical-comunista, infiltrata nei ranghi del Vaticano. Dopo aver spianato la strada a Pisapia per la conquista del comune di Milano, si accingono a spingere il cetriolone Prodi al soglio quirinalizio. E' bene che qualcuno li tenga d'occhio, sono pericolosi e infidi.
 
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http://rassegna.
camera.it/chiosco_
new/pagweb/
immagineFrame.
asp?comeFrom=
rassegna&current
Article=10X699
Già, ma cosa aspettano questi mercanti del tempio a muovere i loro onorevoli culi nel tentativo di risollevare una situazione non proprio allegra? Non si possono guardare, riescono a fare più pena di Bersani e delle sue feste di vittoria.
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http://www.ilgiornale.
it/video/i_bambini_
cantano_insulti_
contro_premier/id=
bambini_cav?
 
Scioccante questo video in cui s'intravede un pedofilo mentre adesca dei bambini e approfitta della loro innocenza. Speriamo che riescano a prenderlo e a rinchiuderlo.
 
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Ma alla fine chi comanda?
 
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Governo e maggioranza alla riscossa dopo la batosta elettorale. Cambiano i vertici del pdl, via i coordinatori e dentro il solo Angelino Alfano. Ma poi chi lo farà il ministro della giustizia? Bah, somiglia alla battuta della Moratti con cui nominava Castelli vice sindaco e Lupi assessore.
 
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Una comunità che in questa fase non le sappia stare accanto e che non la sappia proteggere, è una comunità di barbari svergognati, di vili felloni, di volgari sciacalli.
 
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Melchiorre da le dimissioni. La sfida si fa serrata fra Gaspare e Baldassarre.
 
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E chi di violenza semplicemente muore, straziata in mezzo a un bosco. Lasciando a quelli che restano l'onta di un'altra forma di violenza: quella della giustizia negata.
 
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Si fa peccato in tanti modi.
 
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Impossibile il taglio delle tasse, la Corte dei Conti chiede rigore e il rientro dal debito tagliando 46 milardi di Euro all'anno. Ora sì che ci vorrebbe Bersani al Governo. Lui saprebbe sotto quale mattone prendere i soldi per le sue politiche sociali.
 
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Chi s'accontenta gode.
 
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Kate è sterile. Certo che l'hanno presa grossa la fregatura.
 
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Clooney molla la Canalis. E sti cazzi!
 
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Che la sua trasmissione fosse uno schifo, personalmente me ne sono accorto trenta secondi dopo averla trovata col telecomando. Non che ci potessero essere grandi possibilità di successo con un vescovo che s'incartava a spiegarci che Dio è padre, madre e anche un po' figlio. Con un signore dalla faccia semplice e una capra al guinzaglio. Senza dire di un arrogante ragazzotto con la faccia da schiaffi, presentato come il figlio del divo Vittorio. E con la ciliegina di un Morgan vestito come Martufello, canterino (si fa per dire) e danzerino, a guidare il trenino finale dove anche il critico più amato al mondo sfilava come fosse al veglione di capodanno. Dico che non ti puoi permettere di presentare quello che vuoi davanti alle telecamere senza rispetto per chi ti guarda. E non ti puoi lamentare se quelli che ti guardano cambiano canale quando sei sfrontato, pasticciato, vagamente truffaldino.
 
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Un branco di fascisti romani ha aggredito l'On. Cicchitto all'urlo: "Dimettiti piduista". Mentre altri diecimila democratici della domenica si sono riuniti a Milano per chiedere a Berlusconi la stessa cosa. Capeggiati da un cialtrone bugiardo, di nome Saviano, che non perde occasioni per spargere fango e menzogne. Questa è una democrazia, deficienti. Informatevi sul significato della parola.
 
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È sempre un grande spettacolo guardare le sue espressioni in televisione. Sulle castronerie che dice in genere, e che anche stamattina a riversato sul mondo con encomiabile generosità, bene ha chiosato Sechi chiamandole primitive, così come potrebbero chiamarsi idiote o stupide, perfettamente adattabili alla faccia di chi le pronuncia. E' falso che Berlusconi non voglia alleati ma servi, egli è la prova vivente di questa "castroneria primitiva". Se fosse vero, infatti, Filippo Rossi, detto "Lippo er fregnone de Viterbo", starebbe ancora a leccare... le ferite di Scajola (di cui racconta essere stato il portaborse).
 
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Rifiuto con sdegno che ci siano in campo due tifoserie, o almeno rifiuto l'idea di appartenere ad una delle due. Guardo il mio interesse di cittadino, nella politica, non quello di Berlusconi. E sto con Berlusconi perché ritengo possa essere oggi l'unico a soddisfare il mio interesse di cittadino. Quindi nel pienissimo rispetto delle sue libertà, che ritengo sacre come le mie, gli chiedo solo di cominciare a guardarsi le spalle. Anche per tutelare il mio interesse di cittadino.
 
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I giudici italiani ne hanno fatto di tutti i colori e non è proprio da loro pensare di poter dare insegnamenti morali ad alcuno. Uno di cui non mi ricordo il nome fu pizzicato nel bagno di un cinema ad adescare un ragazzino, e nonostante tutto, ha continuato a fare il giudice fino alla pensione. Per non parlare di quello che sono capaci di fare i politici. Buttiglione stamattina diceva che la classe politica deve ristabilire un rapporto sereno con la popolazione e contemporaneamente continuava a spargere veleno e menzogne riferendo della famosa e mai provata "compravendita". Ora le ipotesi sono due, o questi sono così in malafede dal voler giocare con la percezione della gente, oppure stanno fuori dalla grazia di Dio. Non c'è alternativa a Berlusconi, in tutti i sensi e in tutti i campi. Questa è la dura e cruda realtà. Affronteremo e supereremo anche questa, non consegneremo il Paese nelle mani di questa feccia moralista neanche morti.
 
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Il desaparecido Bocchino torna a deliziare l'opinione pubblica denunciando una campagna di annientamento nei confronti di Fini, condotta da Libero e dal Giornale. Diciamo di no a questa barbarie mediatica. Chiediamo a chi di dovere di astenersi dal farlo, nel caso fosse vera intenzione e non fantasia partenopea del prode Italo, non si tenti di annientare attraverso notizie false o manipolate chi è capacissimo di annientarsi da solo attraverso miseri intrallazzi con i parenti stretti, con una politica senza sbocchi e senza contenuti, aggrappandosi con le unghie e con i denti ad una poltrona regalatagli da Berlusconi.
 
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Descrive bene, Sechi, la crisi profondissima del PD, acuita anche alla luce della rovinosa sconfitta di Fini, quel volgare intrallazzatore che parla senza arrossire di etica e legalità ed occupa da abusivo una importante carica istituzionale. Fa sorridere che il PD si dia come prossima meta da raggiungere, la meta che insegue da 20 anni, sempre la stessa, sempre uguale, al cui raggiungimento ha sacrificato fior di generali: andare oltre Berlusconi. Senza però capire che, per superare un ostacolo, lo devi almeno raggiungere.
 
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Se dovessi scegliere uno di sinistra che ogni tanto dice cose condivisibili, non avrei dubbi fra Matteo Renzi, il sindaco rottamatore di Firenze, e Antonio Pennacchi, scrittore operaio, elettore convinto del PD e feroce critico dell'intera sinistra italiana. Opterei per il secondo. Sicuramente più autentico e meno interessato. Ma l'aspetto singolare di queste persone, che pure riescono a strapparti un minimo e sospettoso attestato di stima, è che comunque non riesci a sentirle sincere fino in fondo. Circondate come sono di un alone di menzogna di cui non riescono a liberarsi, che si portano appresso come un sottile cattivo odore e che traspare fra un concetto e l'altro, anche se ben mimetizzato.
 
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Parte la campagna terroristica del PD sulla riforma federalista. Secondo uno studio dei cervelloni democratici, la maggioranza di centrodestra starebbe per affamare la maggior parte dei comuni italiani, specialmente quelli del sud, a beneficio di pochi altri, ovviamente collocati al nord. E questo avverrebbe, appunto, con l'avvio del federalismo. Tutti sanno che la riforma federale servirà ad adeguare i costi, ridurre gli sprechi, dare responsabilità agl amministratori locali. Come tutti sanno che un fondo perequativo sarà istituito per ridurre al minimo consentito le differenze fra regioni più ricche e regioni più povere. Nessuno sarà costretto a tagliare i servizi, mentre tutte le regioni saranno obbligate ad adeguare le spese ai costi standard e ad abolire la finanza allegra. Quella, per capirci, del "paga Pantalone".
 
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Lo stato dispotico di cui i cittadini d'Italia e d'occidente hanno memoria, è quello comunista, sul cui modello si fondò quello nazista. Neanche paragonabile per ferocia, sete di sangue, tendenza alla cospirazione e alla soppressione fisica degli avversari a quello Mussoliniano del ventennio fascista, pur condividendo con quest'ultimo alcuni aspetti odiosi come l'abolizione delle libertà fondamentali e l'annichilimento totale della persona. Vedere oggi gli eredi e i nuovi fautori della cultura comunista dare lezioni di libertà e denunciare fantomatiche corruzioni, I Vendola, i Ferrero, i Diliberto della vergogna, ma anche i D'Alema e il mimetizzato da americano Veltroni, i tanti che mai si vergognano di esporre un vessillo che gronda sangue, sangue di povera gente, sangue di famiglie, di categorie intere, di popoli ingannati. Quelli che della corruzione dei costumi e della morale hanno fatto stile di vita, quelli che della raccomandazione hanno vissuto e prosperato, quelli che fomentano la violenza degli studenti (sperando neanche tanto in segreto che qualcuno di loro ci lasci la pelle per darne colpa al governo in carica), standosene seduti nei loro uffici ottenuti con l'inganno, la frode e la raccomandazione, be', fa oggettivamente schifo. Lotta senza quartiere all'infamia, alla menzogna, alla vigliaccheria e alla disonestà dei comunisti italiani vecchi e nuovi.
 
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Letterina aperta di Giampaolo Pansa ai ragazzi teppisti. Buona da leggere anche da parte dei ragazzi ignoranti, pigri, creduloni, fregnoni. Una letterina talmente adatta ai giovani d'oggi che questi si guarderanno bene dal leggere, tutti presi a seguire le colossali stronzate ipocrite di Vendola e compagni.
 
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"C'è un complotto contro di me", dice Berlusconi. E la cosa appare chiara a chiunque, anche a quelli che continuano a negarlo confidando nella coglionaggine altrui. È la scoperta dell'acqua calda. Strategia conosciuta e smascherata da almeno quindici anni anche dal signor Tulliani. Strategia di cui oggi il presidente della camera ardente, diventa fedele servitore nel tentativo di farsi perdonare i volgari misfatti di cui si è reso protagonista nella sua squallida vita pubblica. L'aver regalato una casa del partito al cognato, l'aver fatto pressioni per ottenere alla suocera casalinga un contratto milionario alla rai, l'aver stipulato affari oscuri con l'imprenditore che rideva la notte del terremoto. Ma non si dimentichi la storia famosa della ciambella. Non speri che i nodi non giungano al pettine.
 
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Credo che i grandi maestri come Monicelli non dovrebbero morire mai anche per evitare l'orgia di coccodrilli, saluti afflitti e ipocriti, dilagare di commenti impegnati e saccenti che tanto vanno di moda e tanto funzionano per mostrare in rete una competenza appena riempita col motore google. Un saluto sobrio e senza citazioni alla vita e alla morte di un grande italiano. Amen.
 
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Questa roba ieri sera non l'ho vista e credo di aver fatto bene scegliendo Feltri e Lorenzetto all'Infedele. Mi sgomenta che la mia L'Aquila vedrà l'arroganza e la triste manipolazione di Saviano. Uno che dovrebbe occuparsi di Napoli e della sua spazzatura perenne. Ma che preferisce alimentare la spazzatura che ha nell'animo. Quella di chi si arricchisce con le tragedie umane.
 
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Corporazioni grasse e arricchite dai soldi pubblici, che spendono e spandono a mani basse (quella dei magistrati più incapaci al mondo e quella dei politici più corrotti che mente umana ricordi) parlano di autonomia e indipendenza ma vogliono significare un'altra cosa: mani libere senza responsabilità, senza dover rendere mai conto a nessuno. I magistrati italiani lottano da sempre unicamente per i loro privilegi fregandosene di fare giustizia. I politici chiedono ora una nuova legge elettorale che, predicando l'imbroglio del ritorno alla preferenza, li svincoli dal rispetto del mandato e del programma, tornando al peggio della prima repubblica. Ma tutto questo è possibile grazie alla povertà morale e culturale di un'opinione pubblica senza opinione, senza conoscenza, manipolabile e facile da ingannare. Non avremo mai delle istituzioni degne di un Paese europeo fin quando qualcuno potrà fomentare tranquillamente l'odio più stupido e idiota contro il Berlusconi di turno mentre ci frega la borsa da sotto il naso.
 
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Per non dimenticare: "Solidarietà alla Lega Nord e a tutti i cittadini italiani che in lei confidano, per la vergognosa campagna diffamatoria lanciatale contro dal vile Saviano, usando gli schermi della tv pubblica. Solidarietà a quelle forze culturali cui viene impedito il diritto di replica, sempre in quella vile trasmissione, condotta da uomini vili e prepotenti".
 
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È una vergogna: diritti umani e riforma universitaria nelle mani di intrallazzatori a caccia di rendite politiche, intrallazzatori finiani, intrallazzatori di sinistra, intrallazzatori cattedratici, falsi studenti fuoricorso smaniosi di alzare la voce e menare le mani. Si metta fine a questa tragica farsa e si ridia subito la parola agli elettori.
 
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Questi poi si spacciano per il "nuovo", credono di essere l'alternativa a Berlusconi e finiscono per essere l'alternativa di sé stessi. Fare poi l'alternativa di sé stessi senza avere il potere in mano, è una singolarità tutta della sinistra italiana. Ma peggio della sinistra c'è il centro, o terzo polo, o terza gamba. Una triade di traditori o piccoli faccendieri (leggi Rutelli, Fini e Casini), con un politico-imprenditore dal nome altisonante, Montezuma, e una fifa blu di scendere in politica. La vittoria di Pisapia alle primarie di Milano, senza nulla togliere al candidato da me molto stimato, è la dimostrazione (se ancora di dimostrazioni ci fosse bisogno) che mettersi nelle mani di questa gente, sarebbe un colpo micidiale. Meno male che Silvio continua ad esserci e che li seppellirà tutti nel cimitero della politica. Alla faccia dei menagramo, dei cantori di sventura, dei leccaculo veri che vomitano su quelli finti, delle capre sgarbiane e degli asini in circolazione libera.
 
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L'interesse dei cittadini, il bene delle comunità, il progresso civile sono direttamente (o inversamente) proporzionali al numero dei partiti che concorrono alla spartizione del potere. Più sono i partiti in campo, più è fiacca e inefficace l'azione di governo rivolta verso la polis. Sgretolare il fronte dei grandi partiti a vocazione maggioritaria, significa ricominciare a spostare l'interesse e l'attenzione dagli amministrati alle caste chiuse di amministratori. Questo gli elettori lo avvertono a pelle e non saranno benevoli elettoralmente con chi, per avvantaggiare sé stesso, la propria fazione ma anche la propria suocera e il proprio cognato, ha compromesso un sogno di civiltà, quello d'essere finalmente nel solco dei Paesi più civili, dotati di una degna e rappresentativa classe politica.
 
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Se questo signore avesse detto che preferisce essere gay piuttosto che amare le belle ragazze, nessuno avrebbe trovato da dire, sarebbe stata una libera opinione. Come libera è l'opinione di chi afferma di preferire il calore femminile alla rude virilità maschile. Punto. Si risparmi, quindi, ulteriori, ridicole lettere aperte. E visto che c'è, veda di chiarire certe frasi un po' ambigue rilasciate nel corso della sua vita politica. Tipo quella che campeggia accato alla sua foto.

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È una vergogna che uomini politici chiamati in parlamento a riformare il sistema, perché quello hanno promesso di fare ai loro elettori, dicano dopo tre anni che il sistema va bene così, solo perché in quel sistema, marcio e malato, hanno trovato il loro posto al sole. Fini e Vietti: vergognatevi. Siete servi di Palamara e della peggiore casta corporativa esistente al mondo, quella dei magistrati italiani. Traditori dell'elettorato, infamia della classe politica.

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Nuovo inno dei finiani: "Avevo un bunga bunga piccolino a Montecà, ma poi l'ho regalato al cognatino mio Giancà. E tutti i fascistoni che passavano di là, dicevano ma cazzo è il bunga bunga a Montecà".

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''Caro Silvio, ti prego, manda in ferie gli avvocati, i quali hanno tanto generosamente, eppur inutilmente, faticato, visti gli esiti deprimenti. Torna alla Politica alta e forte. Opera uno scatto di reni e manda a fare in culo i finiani e quanti trattano con loro. Va' spedito al voto e andiamo a vincere''. E' il messaggio che il deputato Pdl Giancarlo Lehner manda al premier.''Manda a fare in culo - afferma Lehner - anche quanti senatori o deputati pensano allo loro pensione privilegiata, in un momento in cui gli italiani arrivano a stento alla fine del mese. Rinuncia al Lodo Alfano, con un discorso alto e motivato, e smettila di farti sbertucciare e ricattare dai perdenti di successo come Bocchino. Fai subito un decreto legge di sostegno alle famiglie ed alle imprese e corri alla crisi di governo. Napolitano e' una persona intelligente e non rischiera', col governo tecnico, una nuova marcia su Roma, che personalmente mi dichiaro pronto a fare''.

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Non ho mai avuto molta simpatia per il personaggio Capezzone, ma va da sé che non si possa usare violenza fisica contro chi ti è antipatico o la pensa in modo diverso. A sinistra questa cosa s'è sempre capita poco e il ricorso vigliacco a forme di violenza continua a mantenersi come costume.

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"Luca Telese è un prodotto perfetto di questa Seconda Repubblica, il giornalista ideale di questa classe politica tutta ciance e Ballarò: ridanciano, pettegolo, telefonatore implacabile, amico di tutti e di nessuno, banalizzatore come solo i finti romani sanno essere, forte con i deboli e buffo con i forti, uno che non ha bisogno che canti il gallo per tradirti tre volte; il suo genere di giornalismo, malato di politica, è persuaso di dover mutuare dalla medesima politica i modus deteriori, tipo la doppiezza, il paraculismo, il cinismo, il tutto con l’aria di chi sa come gira il mondo. Uno così, nel nostro Paese, riesce a fare il portavoce di Rifondazione comunista e poi a scrivere sul Giornale per 11 anni, riesce a smarchettare per inserti pubblicitari della Mondadori e poi a tirarsela da barricadero su Il Fatto quotidiano, riesce a lacrimare per i cassintegrati della Sardegna e poi a fare l’autore di Chiambretti c’è."

Voglio bene a Filippo Facci anche per l'identico giudizio che abbiamo di Luca Telese.

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Fini Gianfranco, Presidente della Camera dei deputati in carica, lascia trapelare la sua ambizione a fare il Premier, attraverso gli organi di stampa. A me sembra più facile che Casini e Rutelli passino per la cruna di un ago o che la famiglia Tulliani restituisca soldi e proprietà a Gaucci.

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Il governatore della Puglia Niky Vendola, il grande affabulatore, ieri sera fa una dichiarazione oscura e incomprensibile ai più: "Ad Avetrana non dobbiamo cercare il mostro, dobbiamo cercare il nostro". Ma che avrà voluto dire? E' proprio vero che ci vuole un intelletto speciale per comprendere questi "nuovi" leader della "nuova" sinistra.

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L'inviata del Fatto Quotidiano da Avetrana critica aspramente la presenza dei troppi giornalisti ad Avetrana. A chi le obietta che anche lei si trova ad Avetrana, risponde piccata e sprezzante: "Io non sono qui". Clamoroso!

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Sarebbe uno sbaglio impedire a Saviano di andare in onda insieme alla sua cricca dell'intellettualismo antiberlusconico. Può amare Saviano solo chi non lo conosce, chi non ha letto i suoi libri prolissi e noiosi, chi non ha mai seguito la banalità del suo pensiero. Ben venga, quindi, e si affacci dalla vetrina Rai nelle nostre case, insieme alla sua corte di sconclusionati senza pensiero logico. Fategli ponti d'oro, vi prego, nulla si svela dalle nebbie del mito se non è reso noto.

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Con lo strappo stupido di Fini dalla maggioranza, il Paese perde l'ennesima occasione per riformare le sue istituzioni così come sarebbe necessario. All'alternativa di un Governo suicida composto dagli inetti e dai demagoghi ipocriti, ci sentiamo di preferire le elezioni anticipate e confidiamo che Giorgio Napolitano voglia sintonizzarsi al grido di una società che non ce la fa più di tollerare questa gentaglia.

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Fra tre mesi si torna a votare, non si vedono grandi alternative all'orizzonte. La curiosità più grande sarà vedere chi capeggerà lo schieramento di centrosinistra. Non sarà Bersani e non sarà Vendola, questa è l'unica certezza, per tutti gli altri la partita è aperta, perfino per Prodi.

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Vedova incinta frustata e uccisa in piazza dai Talebani. Era adultera.

Secondo la sinistra italiana (stupida, indecente, ipocrita, senza più storia né identità), l'occidente civilizzato dovrebbe integrare nella sua cultura queste forme di autentica barbarie senza porre grandi limiti al loro esercizio. La forma più pericolosa di convivenza civile, non è rappresentata dal "nemico extracomunitario", dal diverso, dall'immigrato, no, quello si adegua alle regole se sa che l'alternativa è prima la galera e quindi il rispedimento oltreconfine. Il nemico subdolo è quello che hai accanto, che parla la tua stessa lingua, che vive la tua stessa storia, le stesse tradizioni ma che ti pugnala non appena volti le spalle per distruggere tutto quello che insieme avete costruito.

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Pezzo di traditore tulliano, sai cosa diceva un vero politico di fronte al quale tu assumi la statura di un escremento di mosca? "Attento a fare il puro, perché prima o poi arriva uno più puro che ti epura". Hai capito il senso o te lo devo spiegare meglio? Il politio si chiamava Pietro Nenni e con quelle parole descrive la fine che farai al più presto nel disonore e nella vergogna. Non perché tu sia più ladro di altri, solo perché sei più volgare, più ipocrita, più falso, più indegno di fiducia.

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Ma non ti vergogni? Tuo padre si è tolto la vita come gesto di estrema opposizione alla barbarie giustizialista. Questa scelta ti ricadrà sulla testa.

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E ora vediamo come i trentatré sgherri traditori e il loro degno capoccia Gianfranco Tulliani affronteranno il prosieguo della legislatura. Il coraggio di Barbareschi, Della Vedova, Moffa. Gente che senza Berlusconi non avrebbe amministrato neanche un condominio di periferia, catapultata al centro della vita pubblica senza avere meriti o valori.

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C'è un modo semplice per riconoscere un uomo stupido: non parla mai di idee, di teorie, di pensieri, di principi, di concetti perché non ne possiede. Parla delle persone. Per odiarle, invidiarle, diffamarle, criticarle. Capace di piegare alla sua stupidità anche il principio più evidente, pur di non privarsi della sua giornaliera palata di fango. Non avere paura di nulla nella vita, ma guardati dall'uomo stupido.

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Giovanni Falcone. Il mitico giudice Falcone. Un solo libro ha scritto nella sua vita breve, interrotta violentemente da un feroce attentato di mafia. Un libro dal titolo emblematico che ancora oggi è possibile trovare nelle librerie: "Cose di cosa nostra". In effetti si tratta di una ventina di interviste concesse alla giornalista Marcelle Padovani in cui Falcone parla della sua vita da recluso, da trappista dell'antimafia oramai votato fino alla morte in una guerra senza quartiere. Egli sapeva bene che avrebbe pagato con la vita. Era già scampato a un attentato un paio d'anni prima ed era perfettamente al corrente del suo destino oramai segnato. Come convinto della stessa cosa, era il suo amico e collega più caro Paolo Borsellino. Parla del suo metodo d'indagine, Falcone. Costituito essenzialmente dalle dichiarazioni di pentiti (veri e non costruiti a tavolino per inchiodare il nemico e dimostrare un teorema accusatorio campato in aria) puntualmente riscontrate e suffragate da prove inoppugnabili. Metodo che, con Borsellino, lo porta ad ottenere il più alto numero di condanne di mafiosi vari al maxi processo di Palermo da lui stesso istruito. Non c'è traccia da nessuna parte che Falcone e Borsellino abbiano mai fatto uso di intercettazioni telefoniche, anche perché negli anni ottanta le tecnologie non erano abbastanza sofisticate, ma c'è la prova, nella loro vita lavorativa, che un investigatore vero può giungere a verità importanti anche seguendo metodi diversi e tradizionali. Sulle intercettazioni e sulla legge in discussione in questi giorni, si può ampiamente discutere (personalmente ho pubblicato il parere di uno dei migliori giuristi in servizio: Carlo Nordio, già presidente della commissione di riforma del codice penale. Il quale parla di "male necessario" che comunque non può e non deve servire ad innalzare forche mediatiche) ma non è proprio possibile servirsi della figura di due eroi morti per affermare cose falsissime. Non è da persone civili, è quanto di più infame si possa fare. Si renda civile la lotta politica e il confronto di idee, non si portino avanti le proprie tesi suffragandole con menzogne e testimoniandole con figure che non possono più parlare per smentire.

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Lelio Luttazzi, formidabile genio dello swing e pianista di straordinario talento, oltre che autore di tante canzoni entrate nel cuore della gente semplice, ci ha lasciato per sempre aprendo un grande vuoto nel mondo della musica. A lui si collega anche l'ennesima pagina vergognosa di cui le istituzioni di questo Paese hanno saputo macchiarsi, ma che in rispetto della sua memoria non rievocheremo. Addio, grandissimo maestro.

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MASSIMO E PINOTTA

La nuova straordinaria coppia comica del teatro di rivista aquilano.

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Leggerne uno per evitarne cento.

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Le idee che maturano nella verità, sono pollini che inseminano il mondo di fiori. Quelle che cedono il passo alla stupidità dei faziosi, alla pigrizia degli ignoranti, alla malafede degli arroganti, generano sabba di menzogne e clangori dell'odio.

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Non condivido nessuna delle parole che dici, ma sarei disposto a dare la vita perché tu possa continuare a dirle.

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